DANIEL MAA BOUMSONG
Centrocampista
Nato a Ngambe (Camerun) il 20 marzo 1987
Esordio in A: 7 maggio 2006, Inter-Siena 1-1
  2003-04 CAMEROON DOUALA A        
  Feb. '04 (inattivo)          
  2004-05 (inattivo)          
55 Mar. '05 INTER A 0 0 0 0
55 2005-06 INTER A        
(legenda)
Per pochi secondi la fascia di capitano dell’Inter si è posata sul braccio destro di Daniel Maa Boumsong, centrocampista nato nella cittadina di Ngambe in Camerun il 20 marzo 1987. Era solo un’amichevole contro il Venezuela, giocata davanti agli spalti semideserti del Giuseppe Meazza in onore del presidente del Paese sudamericano, Hugo Chavez, in visita a Milano. Poi la fascia è passata al più esperto Marco Andreolli. Ma è comunque un sogno per un ragazzo che fino a marzo non aveva una squadra e si allenava con alcune formazioni dilettantistiche di Novara. Ed è quasi una favola se si pensa che Daniel Maa Boumsong nel febbraio del 2004 vagava per l’Italia senza una casa, costretto a dormire all’addiaccio in un distributore di benzina di Vercelli, abbarbicato sotto la tettoia per ripararsi dalla neve. Adesso il centrocampista partecipa alle trasferte di Champions League (Donetsk e Oporto), va in panchina in serie A (la prima volta contro il Livorno) per poco non entra in campo, come a Marassi, quando Mancini lo ha fatto scaldare a lungo. E ovviamente è un punto fermo della Primavera di Daniele Bernazzani con la quale è andato in gol nella vittoriosa trasferta di Udine. “Sono arrivato all’Inter a marzo. Prima la Beretti, poi la Primavera, fino a quando Roberto Mancini non mi ha notato in un’amichevole contro i pari età del Genoa. Pochi giorni dopo ero già tra i convocati della finale di ritorno di Coppa Italia con la Roma. Avverto molto affetto intorno a me. In ritiro e in trasferta divido la stanza con il mio connazionale Wome, Materazzi o Martins. Anch’io, come Oba Oba, vivo in un appartamento a Cormano”.

La sua avventura italiana inizia con una fuga dal Torneo di Viareggio 2004. Boumsong e un compagno, Paul Ntep, abbandonano il ritiro del Cameroon Douala, la squadra con la quale stavano disputando la competizione giovanile in Versilia. Prendono il primo treno per Milano dove cambiano verso Torino. “Paul non ne poteva più dalla fame, così a Vercelli scendiamo per cercare qualcosa da mangiare e poi ci mettiamo a dormire in un distributore di benzina. Nevica e fa un freddo micidiale. Per evitare di passarne un’altra uguale, il mattino dopo siamo andati in questura a chiedere asilo politico”. I due giovani africani vengono affidati a una comunità per minori di Novara, la Santa Lucia. Nella città piemontese Boumsong cerca di tenersi in forma allenandosi prima con il Santa Rita e poi con la Sparta Vespolate. Però non può giocare perché le normative italiane impediscono a un extracomunitario di svolgere attività sportiva agonistica nell’anno successivo all’arrivo in Italia. Quando scadono i 12 mesi, Daniel è già all’Inter. Merito di Luigino Giannini, vecchia gloria del Novara in serie B e osservatore dell’Inter in zona. E’ lui a procurargli un provino, brillantemente superato. Daniel piace per la sua capacità di stare nel cuore del gioco con grande tranquillità: è un centrocampista centrale, buon organizzatore, lucido nell’appoggio e coraggioso nel lancio e nell’apertura verso le fasce. Ha lunghe leve e il classico passo lungo e felpato di tanti calciatori africani. Sembra più dinoccolato e più elegante dei vari Obodo, Muntari ed Appiah.

In Camerun sono in tanti a fare il tifo per lui. Boumsong è l’ultimo di dieci fratelli, sei maschi e quatto femmine. Il più grande ha 40 anni, la madre, 57 e il padre, un ex muratore con un negozio di tabaccheria, 68. “Siamo una squadra di calcio, papà è il capitano e mamma allena”, scherza Daniel. I sostenitori non mancano anche in Italia. “I ragazzi della comunità lo inondano di sms quando lo vedono in televisione e gli fanno firmare decine di autografi per rivenderli – racconta Emanuela Rossi, direttrice della Comunità Santa Lucia -. Una volta Daniel è arrivato qui con un macchinone dell’Inter e qualche ragazzo credeva che l’autista fosse la sua guardia del corpo. Appena può, viene a trovarci”. E poi c’è Paul Ntep, il suo compagno di fuga da Viareggio. Lui, che per qualcuno è anche più forte di Boumsong, non è ancora riuscito a emergere, si allena e svolge qualche lavoretto. “Una volta siamo andati insieme a San Siro e ricordo che gli dissi: “Chissà se un giorno uno di noi due riuscirà a giocare qui?”. La cosa più incredibile è allenarsi insieme a Veron, il mio idolo. In Camerun scrivevo quelle cinque lettere ovunque: diario, quaderni, zaino. Sulla prima maglietta da calcio che ho comprato ho fatto stampare il nome dell’argentino. E dire che mio padre non voleva che giocassi a pallone perché si picchia troppo e si cade sempre”. Daniel Maa lo ha smentito e, alla velocità della luce, gli ha dimostrato che con il calcio si può anche volare. E, per pochi secondi in una sera di ottobre, l’ultimo figlio del muratore di Ngambe è stato il capitano dell’Inter.


(Stefano Scacchi - Guerin Sportivo - 22 novembre 2005)